Cosmesi bio: l’assenza di uno standard univoco crea confusione e qualcuno ne approfitta

Non è la prima volta che interveniamo per denunciare la confusione che la molteplicità degli standard dedicati alla cosmesi biologica crea. Stavolta qualcuno ne ha approfittato ed è incappato in una pubblica censura da parte della DG SANCO, la Direzione Generale della Commissione UE che si occupa della tutela dei …

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Cosmesi bio: l’assenza di uno standard univoco crea confusione e qualcuno ne approfitta

Non è la prima volta che interveniamo per denunciare la confusione che la molteplicità degli standard dedicati alla cosmesi biologica crea. Stavolta qualcuno ne ha approfittato ed è incappato in una pubblica censura da parte della DG SANCO, la Direzione Generale della Commissione UE che si occupa della tutela dei consumatori.

Cosmesi bio: l’assenza di uno standard univoco crea confusione e qualcuno ne approfittaPurtroppo l’assenza di un unico standard internazionale, o meglio di una norma pubblica che definisca quali sono i requisiti minimi per poter definire un cosmetico biologico o naturale, crea competizione sleale ed offre al consumatore prodotti che, pur definendosi biologici, hanno contenuti ben diversi fra di loro. Di fronte ad una situazione così difforme alcune realtà certificate in base allo standard Cosmos hanno presentato in una pubblicità questo standard come lo standard della cosmesi naturale e biologica armonizzato a livello europeo. Questo ha indotto la DG SANCO ad intervenire con una nota di censura: l’informazione è stata ingannevole nei confronti del consumatore e ha minato le regole del mercato communitario. La DG SANCO afferma altresì che è all’opera un gruppo di lavoro che sta sviluppando alcuni criteri generali comuni per tutti i tipi di dichiarazioni fra cui anche il significato di naturale e biologico. Quando questo gruppo avrà individuato i criteri generali, verificherà se saranno necessari criteri più specifici per la denominazione dei cosmetici biologici e naturali. Nella stessa nota si dichiara che anche nell’ambito della normazione volontaria, in sede ISO, si sta lavorando a questa tematica e la Commissione UE valuterà se prendere in considerazione i risultati di lavori in ambito ISO oppure sviluppare specifici criteri in ambito UE.

Come organismo di certificazione riconosciuto da Natrue, e operativo anche con due propri standard, siamo stati invitati da Natrue stessa a fare chiarezza sul tema e pubblicare il documento della DG SANCO. Non a caso Natrue non si è mai presentato come uno standard europeo ma piuttosto come uno standard internazionale che ha cercato di fissare criteri comuni con l’obiettivo di sviluppare il concetto della cosmesi naturale e biologica.

FABRIZIO PIVA, Amministratore Delegato – CCPB

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