Come a SANA abbiamo riconosciuto il cosmetico biologico e naturale

Si dice spesso che i consumatori di biologico siano i più informati e consapevoli di cosa e come lo acquistano. Ne abbiamo ancora una volta avuto prova a SANA, dove la sala Ronda è stata riempita da una folla attenta alla discussione su “come riconoscere il cosmetico biologico e naturale”.

ccpb sana 2014 banner cosmesiL’idea dell’incontro ci è venuta insieme a SISTE (Società italiana di scienze e tecniche erboristiche), con la presidente Marinella Trovato avevamo pensato di spiegare come orientarsi nella galassia, a volte purtroppo nebulosa, della cosmesi bio e naturale, attraverso il punto di vista di produttori, distributori e certificatori.

Siamo partiti dalle basi con Patrizia Poggiali di Gala Cosmetici che ha spiegato che prima dell’arrivo del bio la cosmesi era solo chimica: “la grande innovazione è stata sostituirla con ingredienti naturali e da agricoltura biologica”, riuscendo a competere in “qualità, gradevolezza e prezzo finale del prodotto”.

Se questo è il valore ambientale e di salubrità, Francesco Cecere di Coop Italia ha dato anche qualche cifra che fa meglio capire il mercato della cosmesi bio a naturale che nell’ultimo anno registra un più 11% di vendite, che portano il settore a un’incidedenza del 6% sul totale. Forse ancora più importante è che secondo Coop “negli ipermercati i marchi vicini agli scaffali della linea di cosmetici viviverde biologico beneficiano della sua influenza”.

Come funziona invece per un distributore come Altromercato che punta sugli aspetti sociali della produzione? Valeria Calamaro ha ricordato che “l’equo e solidale aiuta le comunità, stiamo parlando di paesi del Sud del mondo, a essere sovrani, e non più a subire, della propria produzione e le risorse naturali di cui dispongono”. A tutto questo il biologico aggiunge di per sé “un cambiamento e miglioramento culturale”.

Ma allora cosa manca per una definitiva affermazione? Regole chiare e riconosciute: Francesca Morgante di Natrue ha raccontato come l’associazione no profit sia “nata proprio per colmare il vuoto di norme internazionali, oggi NATRUE è lo standard di oltre 150 aziende e 4000 prodotti” e il lavoro dei prossimi verterà sulla comunicazione della bontà ed efficienza dello standard.

Fabrizio Piva, amministratore delegato di CCPB, ha ampliato la riflessione soffermandosi sulla questione della concorrenza e del funzionamento del mercato: una norma pubblica, come quella che regola il bio agroalimentare, porterebbe una competizione più sana tra produttori e una maggiore soddisfazione, anche i termini di costi, per i consumatori. La certificazione infatti “non è un costo, ma un valore aggiunto che costringe alla qualità”.

Possiamo trarre due lezioni da questa giornata. La prima è che la formula how to, come sempre soddisfa il desiderio di saperne di più, con tutti i presenti ci siamo ripromessi di riproporla in futuro, vi terremo aggiornati. La seconda lezione è che solo al SANA si cibo e cosmesi si fondono e completano perfettamente, e anche su questo ci sentiremo presto.

CCPB