Biologico e qualità … nonostante tutto

CCPB

Fra qualche giorno saremo a Vinitaly, una delle più importanti manifestazioni fieristiche che a livello internazionale promuove il vino italiano e la cucina a esso strettamente connessa. Parteciperemo, nell’ambito degli spazi di CONSORZIO il BIOLOGICO, e saremo presenti con il vino al Padiglione 11 stand B2 e con l’alimentare biologico nello spazio riservato a SOL & AGRIFOOD al Padiglione C stand 14. Per l’occasione abbiamo anche organizzato un convegno dedicato al rapporto fra vino biologico e sostenibilità, appuntamento martedì 9 aprile al Palaexpo in sala Respighi, inizio ore 10.

Il Vinitaly ci fornisce l’occasione per affrontare la tematica della qualità, della certificazione, dello sviluppo di filiere efficienti in grado di valorizzare le migliori esperienze del nostro panorama produttivo e della capacità di incontrare le richieste di un mercato sempre più grande e interconnesso. In sintesi abbiamo l’opportunità di parlare di sistema paese e di competitività in uno dei periodi più difficili sul piano economico. Ricordo come solo qualche anno fa non era raro trovare aziende che quasi si vergognavano di esporre in fiera i vini biologici certificati, in un momento storico in cui la vinificazione non era “coperta” dal Reg CE 834/2007. Ora dallo scorso anno, il biologico è diventato un prodotto da esporre, un “must” che concorre ad aumentare la credibilità di un’azienda. Non a caso il biologico anche nel corso del 2012 ha registrato un aumento in valore della domanda interna, rispetto al 2011, del 7,3% quando nel complesso i consumi sono diminuiti intorno al 3% interessando anche i consumi agroalimentari. Tengono le produzioni di qualità ed il ruolo dell’export dell’industria agroalimentare che nel corso del 2012 ha fatto registrare rispetto al 2011 un balzo in avanti del 5,4%, più alto del 3,7% relativo all’export dell’intero comparto dei beni esportati.

Il biologico e i prodotti a qualità certificata contribuiscono non poco all’affermazione del comparto agroalimentare nazionale; il biologico e la sostenibilità aiutano la competitività del sistema paese Italia. Spiace “respirare” ancora, in taluni casi, uno spirito di ostracismo o di malcelata sufficienza quando si propongono modelli come questi che fino ad oggi si sono dimostrati vincenti. Non fa bene all’Italia che qualcuno, che si pensava essere vicino al settore, proponga modelli alternativi, che si richiamano all’assenza di erbicidi, ispirati al biologico ma che invece ne sono lontani “anni luce” oppure che non si riesca, dopo anni, ad offrire un modello “burocratico” funzionale al raggiungimento di un processo efficiente. Su quest’ultimo aspetto si deve inceve registrare ancora una serie di “stop and go” con informazioni talvolta contraddittorie, frammentate fra Regioni e Mipaaf, che ancora oggi non portano al compimento del percorso dell’informatizzazione e fanno sì che le imprese debbano rivolgersi a soggetti “terzi” quali i CAA per presentare una domanda di certificazione che un tempo riuscivano a presentare autonomamente. L’obiettivo dell’informatizzazione non è ancora compiuto, fra qualche mese si inizierà con la digitalizzazione dei Programmi di Produzione che interesseranno anche i preparatori e gli importatori. Fino ad oggi non abbiamo assistito ad una semplificazione, speriamo di poterla sperimentare a breve.

Nonostante le molteplici difficoltà e l’assenza di un progetto “politico” a favore del settore, il biologico cresce ed incontra il favore del mercato, come accennato, in uno dei momenti sul piano economico più difficili per la storia repubblicana.

Pensate quali risultati avremmo potuto raggiungere se potessimo operare in un paese un po’ più normale !

FABRIZIO PIVA, Amministratore Delegato – CCPB

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Argomenti trattati: 2312 | Agricoltura Biologica | Certificazione | Legislazione | Normativa | Biologico | Convegni | Fiere
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Filippo Piredda
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